La fortuna del Neorealismo è in Italia fatta di continui corsi e ricorsi nello scorrere dei sei decenni, o giù di lì, che ormai ci separano dal suo fatidico “inizio”. Ecco che, come è stato detto da più parti, non si potè allora e non si sarebbe dovuto anche in seguito parlare di “movimento”, mentre è altresì giusto parlare di una naturale propensione alla ricerca di una messa in forma poetica della realtà. Una propensione che a dir il vero accompagna l’evolversi del nostro realismo artistico in tutte le forme da esso assunto nei secoli, ma che certamente dal secondo dopoguerra ad oggi ha trovato nel Neorealismo voce e forma eloquenti. Come ricordavo a suo tempo in un mio saggio sul cinema di Federico Fellini che interpretavo come ininterrotto ed inesausto viaggio nell’universo della memoria, in chiusa di quel personalissimo viaggio che, lo rese una delle voci più significative del Romanticismo italiano, Giacomo Leopardi enunciò la sua cosiddetta “poetica della rimembranza”. Come ha notato Gian Paolo Caprettini, in termini semiotici, o almeno nella prospettiva tracciata da Yuri Lotman nel suo Le strutture del testo poetico (1976), la poetica della rimembranza di marca leopardiana può essere descritta come una poetica della traduzione artistica che considera l’immagine una perfetta conversione del pensiero in parole. Una delle più importanti caratteristiche del fatto poetico sta nel coesistere parallelo dei valori reali e di quelli metaforici, almeno in potentia. Una delle più evidenti capacità della poesia è proprio quella dunque di creare mondi possibili i cui confini sono al tempo stesso certi e vaghi. Ecco che allora il linguaggio riportato alla sua forza originaria e creativa, nonché la libertà poetica come strumento che assorbe e allo stesso tempo rinnova la tradizione, sempre però interrogando criticamente il reale, costituiscono il terreno sul quale si vuole aprire qui un dialogo tra lo sguardo alla Resistenza filtrato attraverso la memoria che ci offrono i fratelli Taviani nel film La notte di San Lorenzo (1982) e il racconto che della Resistenza ha fatto il giovane neorealismo letterario, in particolare quello espresso da Italo Calvino ne Il sentiero dei Nidi di Ragno, suo romanzo d’esordio scritto nel 1946 e pubblicato da Einaudi nel 1947.

“Corsi e ricorsi del neorealismo: da Italo Calvino ai fratelli Taviani tra magia, mito e memoria”

GIERI, Manuela
2006

Abstract

La fortuna del Neorealismo è in Italia fatta di continui corsi e ricorsi nello scorrere dei sei decenni, o giù di lì, che ormai ci separano dal suo fatidico “inizio”. Ecco che, come è stato detto da più parti, non si potè allora e non si sarebbe dovuto anche in seguito parlare di “movimento”, mentre è altresì giusto parlare di una naturale propensione alla ricerca di una messa in forma poetica della realtà. Una propensione che a dir il vero accompagna l’evolversi del nostro realismo artistico in tutte le forme da esso assunto nei secoli, ma che certamente dal secondo dopoguerra ad oggi ha trovato nel Neorealismo voce e forma eloquenti. Come ricordavo a suo tempo in un mio saggio sul cinema di Federico Fellini che interpretavo come ininterrotto ed inesausto viaggio nell’universo della memoria, in chiusa di quel personalissimo viaggio che, lo rese una delle voci più significative del Romanticismo italiano, Giacomo Leopardi enunciò la sua cosiddetta “poetica della rimembranza”. Come ha notato Gian Paolo Caprettini, in termini semiotici, o almeno nella prospettiva tracciata da Yuri Lotman nel suo Le strutture del testo poetico (1976), la poetica della rimembranza di marca leopardiana può essere descritta come una poetica della traduzione artistica che considera l’immagine una perfetta conversione del pensiero in parole. Una delle più importanti caratteristiche del fatto poetico sta nel coesistere parallelo dei valori reali e di quelli metaforici, almeno in potentia. Una delle più evidenti capacità della poesia è proprio quella dunque di creare mondi possibili i cui confini sono al tempo stesso certi e vaghi. Ecco che allora il linguaggio riportato alla sua forza originaria e creativa, nonché la libertà poetica come strumento che assorbe e allo stesso tempo rinnova la tradizione, sempre però interrogando criticamente il reale, costituiscono il terreno sul quale si vuole aprire qui un dialogo tra lo sguardo alla Resistenza filtrato attraverso la memoria che ci offrono i fratelli Taviani nel film La notte di San Lorenzo (1982) e il racconto che della Resistenza ha fatto il giovane neorealismo letterario, in particolare quello espresso da Italo Calvino ne Il sentiero dei Nidi di Ragno, suo romanzo d’esordio scritto nel 1946 e pubblicato da Einaudi nel 1947.
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