L’abbandono degli oliveti è un fenomeno di rilevante importanza innescato essenzialmente da cause di natura economico-sociale. In un oliveto abbandonato gli alberi tendono a riassumere la loro originaria forma cespugliosa, le chiome diventano dense e compatte, la vegetazione spontanea colonizza gli spazi liberi secondo successioni ecologiche che conducono gradualmente, in tempi lunghissimi, verso una formazione naturale ove le componenti ‘suolo’ e ‘vegetazione’ sono in equilibrio. Tali agro-ecosistemi sono ormai molto rari. Con questa ricerca si è voluto indagare su alcuni parametri chimici e microbiologici del suolo di un oliveto pugliese abbandonato dal 1985 per definirne il livello di recupero della fertilità. Come riferimento è stato preso in considerazione un oliveto attiguo dalle stesse caratteristiche, condotto secondo le pratiche colturali tradizionalmente utilizzate nella zona. Campioni compositi di terreno sono stati prelevati a luglio 2010 dagli strati 0-20 e 20-40 cm. Il processo di recupero dei parametri di qualità nel suolo dell’oliveto abbandonato da 25 anni, innescato dall’assenza di gestione antropica, è apparso evidente. Esso ha presentato valori di C organico e N totale significativamente superiori a quelli dell’oliveto coltivato. Le conte microbiche hanno evidenziato un minor numero di batteri e funghi totali nel sistema non gestito. Le attività di alcuni degli enzimi coinvolti nel ciclo del carbonio (glicosidasi e cellulasi) sono risultate essere significativamente maggiori nel sistema non gestito, anche se l’alta attività della cellulasi non è stata accompagnata da un maggior numero di batteri cellulosolitici. Lo studio dei profili di utilizzazione dei substrati carboniosi (CLPP), mediante il metodo Biolog®, ha rilevato differenze significative fra i due oliveti per alcuni indici metabolici del microbiota del suolo. In generale, il sistema abbandonato ha mostrato una maggiore complessità e diversità microbica.

Parametri di qualità  del suolo in un oliveto lavorato e in uno abbandonato

SOFO, Adriano;PALESE, Assunta Maria;XILOYANNIS, Cristos
2013

Abstract

L’abbandono degli oliveti è un fenomeno di rilevante importanza innescato essenzialmente da cause di natura economico-sociale. In un oliveto abbandonato gli alberi tendono a riassumere la loro originaria forma cespugliosa, le chiome diventano dense e compatte, la vegetazione spontanea colonizza gli spazi liberi secondo successioni ecologiche che conducono gradualmente, in tempi lunghissimi, verso una formazione naturale ove le componenti ‘suolo’ e ‘vegetazione’ sono in equilibrio. Tali agro-ecosistemi sono ormai molto rari. Con questa ricerca si è voluto indagare su alcuni parametri chimici e microbiologici del suolo di un oliveto pugliese abbandonato dal 1985 per definirne il livello di recupero della fertilità. Come riferimento è stato preso in considerazione un oliveto attiguo dalle stesse caratteristiche, condotto secondo le pratiche colturali tradizionalmente utilizzate nella zona. Campioni compositi di terreno sono stati prelevati a luglio 2010 dagli strati 0-20 e 20-40 cm. Il processo di recupero dei parametri di qualità nel suolo dell’oliveto abbandonato da 25 anni, innescato dall’assenza di gestione antropica, è apparso evidente. Esso ha presentato valori di C organico e N totale significativamente superiori a quelli dell’oliveto coltivato. Le conte microbiche hanno evidenziato un minor numero di batteri e funghi totali nel sistema non gestito. Le attività di alcuni degli enzimi coinvolti nel ciclo del carbonio (glicosidasi e cellulasi) sono risultate essere significativamente maggiori nel sistema non gestito, anche se l’alta attività della cellulasi non è stata accompagnata da un maggior numero di batteri cellulosolitici. Lo studio dei profili di utilizzazione dei substrati carboniosi (CLPP), mediante il metodo Biolog®, ha rilevato differenze significative fra i due oliveti per alcuni indici metabolici del microbiota del suolo. In generale, il sistema abbandonato ha mostrato una maggiore complessità e diversità microbica.
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