Il crescente aumento della popolazione mondiale, i cambiamenti climatici, i fabbisogni idrici comuni e per le produzioni portano ad un incessante aumento del fabbisogno di acqua. La razionalizzazione della risorsa idrica, il contenimento ed il riuso della stessa è di fondamentale importanza soprattutto in quei paesi in cui l’acqua è un fattore limitante per lo sviluppo sociale ed economico. Nel breve-medio periodo la nostra dipendenza dalle risorse idriche aumenterà in modo significativo con ripercussioni nei confronti della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale. L’interesse scientifico verso tale tematica ha portato alla messa a punto di una metodologia per la determinazione dell’impronta idrica della maggior parte delle attività antropiche realizzate sul pianeta. L’impronta idrica o Water Footprint Assessment (Hoekstra, 2003 and Chapagain et al. 2003) è un indicatore del consumo di acqua dolce che include sia l’uso diretto che indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore. Questa metodologia di analisi dell'impronta idrica, si sviluppa in tre fasi: quantificazione e localizzazione di un prodotto o di un processo nel periodo di riferimento; valutazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica; individuazione delle strategie di riduzione. Il computo globale della Water Footprint è dato dalla somma di tre componenti: -Acqua blu (Water Blue): si riferisce al prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali; -Acqua verde (Water Green): è il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce principalmente all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo; -Acqua grigia (Water Gray): rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità. Un impatto determinante sull’impronta idrica globale è dato dal comparto agricolo che incide per il 92% sulla risorsa idrica mondiale e di questo, circa il 29%, è rappresentato dal solo comparto zootecnico. Da questo assunto è partita una prima indagine sull’impronta idrica in un allevamento di bovini da latte di razza Frisona Italiana ubicato in regione Basilicata, finalizzata ad acquisire dei primi risultati utili alla comprensione dell’impatto che tali attività hanno sul territorio in termini di utilizzo della risorsa idrica. Tale studio ha messo in rilievo l’impatto che semplici scelte gestionali hanno sull’efficienza dell’uso di tale risorsa. Nello specifico sono stati confrontati, due gruppi omogenei di bovine da latte in produzione, la cui razione alimentare prevedeva rispettivamente l’uso di insilato di Mais (SF) e di insilato di Triticale (AF) come base foraggera. Il monitoraggio è stato effettuato verificando in maniera puntuale i consumi dell’acqua di abbeverata (WF drinking), di quella per la miscelazione degli alimenti (WF feed mixing), del lavaggio degli ambienti di allevamento (WF service) ed infine la stima dell’impronta idrica relativa alla produzione dei singoli alimenti formanti la razione alimentare delle vacche in produzione. La ricerca condotta ha d imo s t r a t o c ome l ’ u s o dell’insilato Triticale al posto di quello di Mais comporti un significativo risparmio idrico in tutte e tre le componenti del Water footprint assessement (blue, green e grey).

Valutazione dell'impronta idrica in un allevamento di bovine da latte

ADDUCI, FRANCESCO;D'ADAMO, CARMINE;COSENTINO, Carlo
2015

Abstract

Il crescente aumento della popolazione mondiale, i cambiamenti climatici, i fabbisogni idrici comuni e per le produzioni portano ad un incessante aumento del fabbisogno di acqua. La razionalizzazione della risorsa idrica, il contenimento ed il riuso della stessa è di fondamentale importanza soprattutto in quei paesi in cui l’acqua è un fattore limitante per lo sviluppo sociale ed economico. Nel breve-medio periodo la nostra dipendenza dalle risorse idriche aumenterà in modo significativo con ripercussioni nei confronti della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale. L’interesse scientifico verso tale tematica ha portato alla messa a punto di una metodologia per la determinazione dell’impronta idrica della maggior parte delle attività antropiche realizzate sul pianeta. L’impronta idrica o Water Footprint Assessment (Hoekstra, 2003 and Chapagain et al. 2003) è un indicatore del consumo di acqua dolce che include sia l’uso diretto che indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore. Questa metodologia di analisi dell'impronta idrica, si sviluppa in tre fasi: quantificazione e localizzazione di un prodotto o di un processo nel periodo di riferimento; valutazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica; individuazione delle strategie di riduzione. Il computo globale della Water Footprint è dato dalla somma di tre componenti: -Acqua blu (Water Blue): si riferisce al prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali; -Acqua verde (Water Green): è il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce principalmente all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo; -Acqua grigia (Water Gray): rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità. Un impatto determinante sull’impronta idrica globale è dato dal comparto agricolo che incide per il 92% sulla risorsa idrica mondiale e di questo, circa il 29%, è rappresentato dal solo comparto zootecnico. Da questo assunto è partita una prima indagine sull’impronta idrica in un allevamento di bovini da latte di razza Frisona Italiana ubicato in regione Basilicata, finalizzata ad acquisire dei primi risultati utili alla comprensione dell’impatto che tali attività hanno sul territorio in termini di utilizzo della risorsa idrica. Tale studio ha messo in rilievo l’impatto che semplici scelte gestionali hanno sull’efficienza dell’uso di tale risorsa. Nello specifico sono stati confrontati, due gruppi omogenei di bovine da latte in produzione, la cui razione alimentare prevedeva rispettivamente l’uso di insilato di Mais (SF) e di insilato di Triticale (AF) come base foraggera. Il monitoraggio è stato effettuato verificando in maniera puntuale i consumi dell’acqua di abbeverata (WF drinking), di quella per la miscelazione degli alimenti (WF feed mixing), del lavaggio degli ambienti di allevamento (WF service) ed infine la stima dell’impronta idrica relativa alla produzione dei singoli alimenti formanti la razione alimentare delle vacche in produzione. La ricerca condotta ha d imo s t r a t o c ome l ’ u s o dell’insilato Triticale al posto di quello di Mais comporti un significativo risparmio idrico in tutte e tre le componenti del Water footprint assessement (blue, green e grey).
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