Il complesso rupestre noto come Madonna del Giglio o Locori di Monsignore è situato all’estremità sud-orientale del Parco della Murgia Materana, nella contrada di Lucignano, lungo il vallone di San Bruno, in prossimità del confine con Montescaglioso e con il territorio pugliese di Ginosa. Il banco calcarenitico su cui insiste occupa una posizione dominante, dalla quale si apre un ampio controllo visivo sulla Valle della Fossa Bradanica fino alla costa ionica compresa tra Torre di Mare e Castellaneta Marina. Ciò che oggi appare come terra di confine tra Basilicata, Puglia e Ionio costituiva in età moderna un territorio unitario sotto il profilo geomorfologico, politico e culturale. A partire dal XVI secolo, grazie alla sua collocazione strategica, il sito fu connesso alle funzioni di avvistamento del sistema delle torri anticorsare istituito in età aragonese per la difesa costiera, ricadendo nell’area controllata da Giovan Carlo Tramontano, conte di Matera e maestro della Zecca di Napoli. Attraverso un approccio multidisciplinare che integra ricerca storica e archivistica, osservazioni topografiche e autoptiche, rilievi fotogrammetrici e analisi morfologiche, il contributo indaga l’insediamento rupestre restituendone il ruolo storico-territoriale e le relazioni con il paesaggio circostante.

Il complesso rupestre dei “Locori di Monsignore” a Matera, terra di confine e vedetta della costa ionica. Aspetti morfologici e relazioni territoriali

Sabrina Centonze
;
2025-01-01

Abstract

Il complesso rupestre noto come Madonna del Giglio o Locori di Monsignore è situato all’estremità sud-orientale del Parco della Murgia Materana, nella contrada di Lucignano, lungo il vallone di San Bruno, in prossimità del confine con Montescaglioso e con il territorio pugliese di Ginosa. Il banco calcarenitico su cui insiste occupa una posizione dominante, dalla quale si apre un ampio controllo visivo sulla Valle della Fossa Bradanica fino alla costa ionica compresa tra Torre di Mare e Castellaneta Marina. Ciò che oggi appare come terra di confine tra Basilicata, Puglia e Ionio costituiva in età moderna un territorio unitario sotto il profilo geomorfologico, politico e culturale. A partire dal XVI secolo, grazie alla sua collocazione strategica, il sito fu connesso alle funzioni di avvistamento del sistema delle torri anticorsare istituito in età aragonese per la difesa costiera, ricadendo nell’area controllata da Giovan Carlo Tramontano, conte di Matera e maestro della Zecca di Napoli. Attraverso un approccio multidisciplinare che integra ricerca storica e archivistica, osservazioni topografiche e autoptiche, rilievi fotogrammetrici e analisi morfologiche, il contributo indaga l’insediamento rupestre restituendone il ruolo storico-territoriale e le relazioni con il paesaggio circostante.
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