L’articolo propone una lettura comparata dei due interventi straordinari per il Mezzogiorno promossi da Zanardelli e Giolitti, ovvero quello per la Basilicata (l. 140/1904) e quello per Napoli (l. 351/1904). I “laboratori speciali” che ne sarebbero seguiti avrebbero avuto in Francesco Saverio Nitti uno dei protagonisti principali: estensore di fatto del progetto industrialista per Napoli, si sarebbe espresso con toni molto critici nei confronti del tradizionale impianto di quello varato per la Basilicata, al quale ritenne fosse mancato il respiro ambiziosamente industrialista che avrebbe potuto evitare che la Provincia rimanesse inchiodata ancora una volta alle sue primitive strutture agrarie. In particolare, a partire da una lettura di contesto, sono stati messi in luce aspetti comuni e differenze tra i dispositivi normativi, toccando i temi che sarebbero stati al centro del dibattito politico dell’età liberale, come l’importanza degli studi tecnici e delle inchieste preliminari, gli aspetti istituzionali, la contrapposizione tra modello industrialista legato alla «conquista della forza» idroelettrica e quello di matrice più tradizionale, basato invece sull’agricoltura e sull’infrastrutturazione. Nel complesso, però, il contributo prova a descrivere come, all’inizio del XX secolo, una pionieristica risposta alla cosiddetta “questione meridionale” passasse, al di là degli imprevedibili esiti, anche per il tentativo di rompere immobilismi antichi, nonché per un impegno “straordinario” che interpretasse meglio il senso di un’epoca.

Nitti e gli interventi speciali per il Mezzogiorno del 1904. Per una comparazione tra il caso napoletano e quello lucano

verrastro donato
2022

Abstract

L’articolo propone una lettura comparata dei due interventi straordinari per il Mezzogiorno promossi da Zanardelli e Giolitti, ovvero quello per la Basilicata (l. 140/1904) e quello per Napoli (l. 351/1904). I “laboratori speciali” che ne sarebbero seguiti avrebbero avuto in Francesco Saverio Nitti uno dei protagonisti principali: estensore di fatto del progetto industrialista per Napoli, si sarebbe espresso con toni molto critici nei confronti del tradizionale impianto di quello varato per la Basilicata, al quale ritenne fosse mancato il respiro ambiziosamente industrialista che avrebbe potuto evitare che la Provincia rimanesse inchiodata ancora una volta alle sue primitive strutture agrarie. In particolare, a partire da una lettura di contesto, sono stati messi in luce aspetti comuni e differenze tra i dispositivi normativi, toccando i temi che sarebbero stati al centro del dibattito politico dell’età liberale, come l’importanza degli studi tecnici e delle inchieste preliminari, gli aspetti istituzionali, la contrapposizione tra modello industrialista legato alla «conquista della forza» idroelettrica e quello di matrice più tradizionale, basato invece sull’agricoltura e sull’infrastrutturazione. Nel complesso, però, il contributo prova a descrivere come, all’inizio del XX secolo, una pionieristica risposta alla cosiddetta “questione meridionale” passasse, al di là degli imprevedibili esiti, anche per il tentativo di rompere immobilismi antichi, nonché per un impegno “straordinario” che interpretasse meglio il senso di un’epoca.
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