In seguito alla Seconda Guerra Mondiale il territorio italiano dovette fare i conti con numerose problematiche che affliggevano l’intero stivale. Una delle quali era il problema dei grandi latifondisti, sempre più ricchi, che si approfittavano dei braccianti agricoli, sempre più poveri. I lavoratori dei campi erano senza diritti in condizioni pessime. Le situazioni di malcontento si moltiplicarono fino a sfociare in rivolte e scioperi. Il governo italiano decise di intervenire in maniera omogenea su tutto il territorio italiano con un piano ben preciso ed articolato: la Riforma Fondiaria. Questa riforma prevede l’esproprio di gran parte dei terreni dei latifondisti per costruire piccoli aggregati urbani generando quello che oggi possiamo definire come il più grande intervento sul patrimonio architettonico culturale nazionale ed il più prolifico periodo di rinnovamento ed innovazione dell’intera penisola italiana. A distanza di settant’anni dalla loro costruzione i borghi mostrano ancora oggi il loro linguaggio compositivo pregno di una forte identità che possiamo riassumere come “Ruralità”. La Riforma Agraria non è costituisce semplicemente un aumento considerevole degli immobili ma consiste in un periodo di forte crescita dal punto di vista urbanistico, architettonico ed ingegneristico. Vengono disegnati nuovi spazi urbani. Si studiano nuove destinazioni d’uso. Vengono sperimentate nuove tecnologie innovative come il calcestruzzo. Tutto ciò porta all’accrescimento di tutte le figure professionali che di conseguenza si rifletteranno anche sulla progettazione futura delle città ben consolidate.

Architettura rurale dei borghi, soluzioni per la valorizzazione e il recupero funzionale. Borgo Taccone

Antonella Guida
;
Vito Domenico Porcari
;
Giulio Pacente
2019

Abstract

In seguito alla Seconda Guerra Mondiale il territorio italiano dovette fare i conti con numerose problematiche che affliggevano l’intero stivale. Una delle quali era il problema dei grandi latifondisti, sempre più ricchi, che si approfittavano dei braccianti agricoli, sempre più poveri. I lavoratori dei campi erano senza diritti in condizioni pessime. Le situazioni di malcontento si moltiplicarono fino a sfociare in rivolte e scioperi. Il governo italiano decise di intervenire in maniera omogenea su tutto il territorio italiano con un piano ben preciso ed articolato: la Riforma Fondiaria. Questa riforma prevede l’esproprio di gran parte dei terreni dei latifondisti per costruire piccoli aggregati urbani generando quello che oggi possiamo definire come il più grande intervento sul patrimonio architettonico culturale nazionale ed il più prolifico periodo di rinnovamento ed innovazione dell’intera penisola italiana. A distanza di settant’anni dalla loro costruzione i borghi mostrano ancora oggi il loro linguaggio compositivo pregno di una forte identità che possiamo riassumere come “Ruralità”. La Riforma Agraria non è costituisce semplicemente un aumento considerevole degli immobili ma consiste in un periodo di forte crescita dal punto di vista urbanistico, architettonico ed ingegneristico. Vengono disegnati nuovi spazi urbani. Si studiano nuove destinazioni d’uso. Vengono sperimentate nuove tecnologie innovative come il calcestruzzo. Tutto ciò porta all’accrescimento di tutte le figure professionali che di conseguenza si rifletteranno anche sulla progettazione futura delle città ben consolidate.
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