La singolare fonte costituita dai consilia et vota rappresenta innegabilmente un insieme sfaccettato di aspetti della vita ecclesiale pugliese delineata dai suoi vescovi nel 1959. Pur nell’attaccamento alla tradizione, in taluni casi è leggibile nei vota un tasso di sincerità e verità più alto di quello burocraticamente contenuto nelle relazioni ad limina. Non ci sono risposte ai problemi posti dai processi di modernizzazione, gli orizzonti si allargheranno dopo il concilio. I vota dei vescovi pugliesi costituiscono una testimonianza efficace ed indicativa dell’ultima generazione di vescovi pacelliani e intercettano l’ultima fase preconciliare della Chiesa pugliese. Con lo scorrere del breve pontificato di Giovanni XXIII, e soprattutto con il Vaticano II, i vescovi cambieranno, verranno lasciati più liberi di esprimersi e di guidare le Chiese del dopo Concilio dovendo essere, come Paolo VI chiede loro prima che lascino Roma a chiusura del concilio: non più come prima, ma vescovi rinnovati, con le caratteristiche del padre, del maestro, dell’amico, del consigliere.

I "vota et consilia" dei vescovi della Puglia per il Vaticano II

SPORTELLI, Francesco
2017

Abstract

La singolare fonte costituita dai consilia et vota rappresenta innegabilmente un insieme sfaccettato di aspetti della vita ecclesiale pugliese delineata dai suoi vescovi nel 1959. Pur nell’attaccamento alla tradizione, in taluni casi è leggibile nei vota un tasso di sincerità e verità più alto di quello burocraticamente contenuto nelle relazioni ad limina. Non ci sono risposte ai problemi posti dai processi di modernizzazione, gli orizzonti si allargheranno dopo il concilio. I vota dei vescovi pugliesi costituiscono una testimonianza efficace ed indicativa dell’ultima generazione di vescovi pacelliani e intercettano l’ultima fase preconciliare della Chiesa pugliese. Con lo scorrere del breve pontificato di Giovanni XXIII, e soprattutto con il Vaticano II, i vescovi cambieranno, verranno lasciati più liberi di esprimersi e di guidare le Chiese del dopo Concilio dovendo essere, come Paolo VI chiede loro prima che lascino Roma a chiusura del concilio: non più come prima, ma vescovi rinnovati, con le caratteristiche del padre, del maestro, dell’amico, del consigliere.
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