Every year, in the spring and fall, shepherds lead thousands of animals to pasture, traveling along routes that connect different geographic regions and climates (UNESCO, 2019). This is known as transhumance, a form of extensive livestock farming based on the physical presence of animals and humans in the territory, which combines the necessary use of natural resources to obtain food with local knowledge, embodying all the characteristics of cultural heritage (Council of Europe, 2005). The places where herders live and the routes they traverse represent the result of millennia of collaboration between human activity and nature, and meet the definition of cultural landscapes (Council of Europe, 2000). At the same time, transhumance is a market-oriented productive activity that is severely threatened by the processes of globalization and the deterritorialization of food production. In this context, the research examines the ways in which planning approaches the protection of cultural landscapes, particularly those linked to practices that involve the active and constant presence of communities in shaping the landscape itself. How can productive needs and economic interests be reconciled with the goals of protecting and preserving cultural heritage? How can we protect from abandonment a system of production and land management that shapes the landscape and can respond to contemporary needs such as ecological transformation and new forms of heritage preservation? Based on these questions, transhumance is understood as a living, multidimensional territorial practice. On a theoretical level, eco-territorialist perspectives (Magnaghi & Marzocca, 2023), which place ecological concerns at the center of reflections on territorial planning, intersect with agroecology (FAO, 2018a; Gliessman, 2018, 2014), animal geographies (Colombino, 2019; Urbanik, 2012), and post-developmentalism (Escobar, 2022). The methodology is interdisciplinary, combining methods and tools from territorial planning, geography, anthropology, and ethnography, and has been used to investigate two contemporary transhumance practices. The case study of Basilicata, where transhumance remains a necessary activity for livestock management, is complemented by an analysis of Gran Canaria, the only island in the Spanish Canary Islands archipelago where transhumance is still practiced. The comparative analysis reveals that these two territorial processes function as “zones of resistance” with strategic potential, assuming renewed centrality in the debate on territorial planning.

Ogni anno, in primavera e in autunno, pastore e pastori conducono migliaia di animali al pascolo, spostandosi lungo percorsi che collegano regioni geografiche e climatiche differenti (UNESCO, 2019). Si tratta della transumanza, una forma di allevamento estensivo basata sulla presenza fisica di animali e umani sul territorio, che combina il necessario impiego delle risorse naturali per ottenere cibo con le conoscenze locali, manifestando tuti i caratteri di un patrimonio culturale (Consiglio D’Europa, 2005). I luoghi che gli allevatori vivono e i percorsi che attraversano, rappresentano l’esito della millenaria collaborazione tra azione antropica e natura, e rispondono alla definizione di paesaggi culturali (Consiglio D’Europa, 2000). Al contempo, la transumanza è un’attività produttiva con finalità orientate al mercato e fortemente minacciata dai processi di globalizzazione e deterritorializzazione delle produzioni alimentari. In questo scenario, la ricerca indaga le modalità attraverso cui la pianificazione si approccia alla tutela dei paesaggi culturali, in particolare a quelli legati a pratiche che implicano la presenza attiva e costante delle comunità per la costruzione del paesaggio stesso. Come conciliare le necessità produttive e gli interessi economici con gli obiettivi di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale? Come proteggere dall’abbandono un sistema produttivo, di gestione del territorio, che produce paesaggio e che può rispondere ad esigenze contemporanee quali la trasformazione ecologica e le nuove patrimonializzazioni? Muovendo da questi interrogativi, la transumanza è intesa come pratica territoriale viva e multidimensionale. Sul piano teorico, si intersecano le posizioni eco-territorialiste (Magnaghi & Marzocca, 2023), che pongono la questione ecologica al centro della riflessione sul progeto di territorio, con l'agroecologia (FAO, 2018a; Gliessman, 2018, 2014), le geografie animali (Colombino, 2019; Urbanik, 2012) e il post-sviluppismo (Escobar, 2022). La metodologia è di carattere interdisciplinare, combina metodi e strumenti della pianificazione territoriale, della geografia, dell’antropologia e dell’etnografia ed è stata impiegata per indagare due pratiche transumanti contemporanee. Al caso-studio della Basilicata, dove questa è un’attività ancora necessaria alla gestione zootecnica, si associa l'analisi di Gran Canaria, unica isola dell’arcipelago canario spagnolo in cui la transumanza è ancora praticata. I due processi territoriali approfonditi appaiono dall'analisi comparativa come ”zone di resistenza” dotate di potenzialità strategica, che assumono una rinnovata centralità nel dibattito sulla pianificazione territoriale.

Territori transumanti. Pratiche pastorali, saperi locali e processi territoriali contemporanei / Gesualdi, I.. - (2026 Jun 29).

Territori transumanti. Pratiche pastorali, saperi locali e processi territoriali contemporanei

GESUALDI, ILARIA
2026-06-29

Abstract

Every year, in the spring and fall, shepherds lead thousands of animals to pasture, traveling along routes that connect different geographic regions and climates (UNESCO, 2019). This is known as transhumance, a form of extensive livestock farming based on the physical presence of animals and humans in the territory, which combines the necessary use of natural resources to obtain food with local knowledge, embodying all the characteristics of cultural heritage (Council of Europe, 2005). The places where herders live and the routes they traverse represent the result of millennia of collaboration between human activity and nature, and meet the definition of cultural landscapes (Council of Europe, 2000). At the same time, transhumance is a market-oriented productive activity that is severely threatened by the processes of globalization and the deterritorialization of food production. In this context, the research examines the ways in which planning approaches the protection of cultural landscapes, particularly those linked to practices that involve the active and constant presence of communities in shaping the landscape itself. How can productive needs and economic interests be reconciled with the goals of protecting and preserving cultural heritage? How can we protect from abandonment a system of production and land management that shapes the landscape and can respond to contemporary needs such as ecological transformation and new forms of heritage preservation? Based on these questions, transhumance is understood as a living, multidimensional territorial practice. On a theoretical level, eco-territorialist perspectives (Magnaghi & Marzocca, 2023), which place ecological concerns at the center of reflections on territorial planning, intersect with agroecology (FAO, 2018a; Gliessman, 2018, 2014), animal geographies (Colombino, 2019; Urbanik, 2012), and post-developmentalism (Escobar, 2022). The methodology is interdisciplinary, combining methods and tools from territorial planning, geography, anthropology, and ethnography, and has been used to investigate two contemporary transhumance practices. The case study of Basilicata, where transhumance remains a necessary activity for livestock management, is complemented by an analysis of Gran Canaria, the only island in the Spanish Canary Islands archipelago where transhumance is still practiced. The comparative analysis reveals that these two territorial processes function as “zones of resistance” with strategic potential, assuming renewed centrality in the debate on territorial planning.
29-giu-2026
Ogni anno, in primavera e in autunno, pastore e pastori conducono migliaia di animali al pascolo, spostandosi lungo percorsi che collegano regioni geografiche e climatiche differenti (UNESCO, 2019). Si tratta della transumanza, una forma di allevamento estensivo basata sulla presenza fisica di animali e umani sul territorio, che combina il necessario impiego delle risorse naturali per ottenere cibo con le conoscenze locali, manifestando tuti i caratteri di un patrimonio culturale (Consiglio D’Europa, 2005). I luoghi che gli allevatori vivono e i percorsi che attraversano, rappresentano l’esito della millenaria collaborazione tra azione antropica e natura, e rispondono alla definizione di paesaggi culturali (Consiglio D’Europa, 2000). Al contempo, la transumanza è un’attività produttiva con finalità orientate al mercato e fortemente minacciata dai processi di globalizzazione e deterritorializzazione delle produzioni alimentari. In questo scenario, la ricerca indaga le modalità attraverso cui la pianificazione si approccia alla tutela dei paesaggi culturali, in particolare a quelli legati a pratiche che implicano la presenza attiva e costante delle comunità per la costruzione del paesaggio stesso. Come conciliare le necessità produttive e gli interessi economici con gli obiettivi di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale? Come proteggere dall’abbandono un sistema produttivo, di gestione del territorio, che produce paesaggio e che può rispondere ad esigenze contemporanee quali la trasformazione ecologica e le nuove patrimonializzazioni? Muovendo da questi interrogativi, la transumanza è intesa come pratica territoriale viva e multidimensionale. Sul piano teorico, si intersecano le posizioni eco-territorialiste (Magnaghi & Marzocca, 2023), che pongono la questione ecologica al centro della riflessione sul progeto di territorio, con l'agroecologia (FAO, 2018a; Gliessman, 2018, 2014), le geografie animali (Colombino, 2019; Urbanik, 2012) e il post-sviluppismo (Escobar, 2022). La metodologia è di carattere interdisciplinare, combina metodi e strumenti della pianificazione territoriale, della geografia, dell’antropologia e dell’etnografia ed è stata impiegata per indagare due pratiche transumanti contemporanee. Al caso-studio della Basilicata, dove questa è un’attività ancora necessaria alla gestione zootecnica, si associa l'analisi di Gran Canaria, unica isola dell’arcipelago canario spagnolo in cui la transumanza è ancora praticata. I due processi territoriali approfonditi appaiono dall'analisi comparativa come ”zone di resistenza” dotate di potenzialità strategica, che assumono una rinnovata centralità nel dibattito sulla pianificazione territoriale.
transumanza; pratiche locali; processi territoriali
Territori transumanti. Pratiche pastorali, saperi locali e processi territoriali contemporanei / Gesualdi, I.. - (2026 Jun 29).
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