Il saggio sviluppa un’indagine sulla complessa dialettica tra sacralità e profanità nell’opera pasoliniana, concentrandosi sul mediometraggio La ricotta (1963). Inserito come terzo episodio nel film Ro.Go. Pa.G., La ricotta rappresenta un’espressione emblematica della “sineciosi” pasoliniana, quella figura ossimorica che struttura tanto la poetica letteraria quanto l’immaginario visivo del poeta-regista. Attraverso l’accostamento degli opposti (sacro/profano, alto/basso, realtà/ finzione, spiritualità/corporeità), Pasolini costruisce una riflessione sulla crisi della religiosità e sulla degenerazione della cultura borghese. Mettendo in dialogo l’opera di Pasolini con il pensiero di Heidegger, Marion e Lévinas, il saggio mostra come la poetica pasoliniana offra una rappresentazione del sacro fondata non sulla teologia ma sull’esperienza concreta dell’essere e dell’umano. La figura del sottoproletario Stracci, vittima e testimone insieme, diviene icona di una religiosità incarnata e innocente, contrapposta all’arida idolatria del potere e dell’intellettualismo sterile, rappresentata nel film dalla figura del regista Orson Welles. La “bestemmia” di Pasolini non è quindi empietà, ma gesto rivelativo: un atto poetico e critico che smaschera le ipocrisie della Chiesa e della società dei consumi, per ritrovare attraverso la corporeità del dolore e della fame di Stracci la verità del divino. La ricotta si manifesta ancor oggi come una parabola moderna in cui la morte ridicola di Stracci restituisce senso al mistero della Passione, ribaltando la blasfemia in sacralità.
Pasolini e la sacralità della bestemmia. Alcune riflessioni su "La ricotta"
Baracco, Alberto
2026-01-01
Abstract
Il saggio sviluppa un’indagine sulla complessa dialettica tra sacralità e profanità nell’opera pasoliniana, concentrandosi sul mediometraggio La ricotta (1963). Inserito come terzo episodio nel film Ro.Go. Pa.G., La ricotta rappresenta un’espressione emblematica della “sineciosi” pasoliniana, quella figura ossimorica che struttura tanto la poetica letteraria quanto l’immaginario visivo del poeta-regista. Attraverso l’accostamento degli opposti (sacro/profano, alto/basso, realtà/ finzione, spiritualità/corporeità), Pasolini costruisce una riflessione sulla crisi della religiosità e sulla degenerazione della cultura borghese. Mettendo in dialogo l’opera di Pasolini con il pensiero di Heidegger, Marion e Lévinas, il saggio mostra come la poetica pasoliniana offra una rappresentazione del sacro fondata non sulla teologia ma sull’esperienza concreta dell’essere e dell’umano. La figura del sottoproletario Stracci, vittima e testimone insieme, diviene icona di una religiosità incarnata e innocente, contrapposta all’arida idolatria del potere e dell’intellettualismo sterile, rappresentata nel film dalla figura del regista Orson Welles. La “bestemmia” di Pasolini non è quindi empietà, ma gesto rivelativo: un atto poetico e critico che smaschera le ipocrisie della Chiesa e della società dei consumi, per ritrovare attraverso la corporeità del dolore e della fame di Stracci la verità del divino. La ricotta si manifesta ancor oggi come una parabola moderna in cui la morte ridicola di Stracci restituisce senso al mistero della Passione, ribaltando la blasfemia in sacralità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


