Come rilevato da Carlo Tullio- Altan, in età moderna riflessione filosofica e discorso antropologico hanno trovato una relazione profonda in una nuova concezione della cultura, che ha in Kant il suo principale riferimento. Non è un caso che la parola “antropologia” sia comparsa per la prima volta nel titolo della sua ultima opera: Antropologia pragmatica. E si può dire che l’antropologia culturale avrebbe preso avvio dalla riflessione kantiana, pur distaccandosene significativamente in progressione di tempo, in quanto le dinamiche della realtà e le differenze colte su base etnografica nei differenti contesti geografici e sociali avevano sin da subito fatto mettere in discussione il principio kantiano della cultura come a priori della conoscenza, poggiante su assoluti universali che, come le categorie di tempo e spazio, definiscono le condizioni dell’esperienza umana e risultano invariabili nelle diverse società e nei diversi periodi storici. A meno che i modelli oggetto della sua riflessione non vogliano intendersi come modi storicamente e culturalmente elaborati per concepire il mondo e la vita, dal momento che gruppi umani e sociali diversi da quelli viventi nel contesto occidentale percepiscono il tempo e lo spazio secondo coordinate diverse dalle nostre. Ma qui andremmo oltre Kant e oltre il suo orizzonte temporale e rischieremmo di attribuirgli modalità del pensare propri dell’antropologia culturale contemporanea. In questo quadro, nel presente contributo si cercherà di affrontare il discorso su Kant e gli sviluppi dell’antropologia nella cultura contemporanea secondo due direzioni: 1. Il rapporto tra il filosofo di Königsberg e il tema del viaggio, un tema che ritorna spesso nei suoi ragionamenti pur non essendosi egli mai spostato oltre i confini della sua regione prussiana, in quanto egli poneva il viaggio, sia pure virtuale e surrogato dalla lettura di libri di viaggio, a fondamento dello sviluppo dell’antropologia: certo, sempre però considerandolo successivo alla conoscenza dell’uomo e degli uomini, acquisibile nel contesto della propria casa e nelle relazioni con i propri concittadini, per cui, come egli scriveva nella sua Antropologia pragmatica, una città come Königsberg «può essere presa come sede adatta per la conoscenza dell’uomo e per la conoscenza del mondo, la quale vi può essere acquistata anche senza viaggiare»; 2. La nozione di cosmopolitismo, che ha connessioni con il viaggio e che per Kant riguardava la visione di un’unica cultura sul piano mondiale la quale, in realtà, si identificava con la cultura di quello che, fino a qualche tempo fa, si definiva il “Primo mondo”. Tale nozione è stata indubbiamente utile per la riflessione antropologica contemporanea, ma essa ha assunto nuove e diverse traiettorie e ha finito con l’includere modi di sentirsi a proprio agio in contesti differenti dal proprio e rilevabili in esperienze culturali di società e popoli diversi da quelli identificabili con le élite occidentali.
Kant, il viaggio, la nozione di cosmopolitismo e l’antropologia contemporanea
f. mirizzi
2026-01-01
Abstract
Come rilevato da Carlo Tullio- Altan, in età moderna riflessione filosofica e discorso antropologico hanno trovato una relazione profonda in una nuova concezione della cultura, che ha in Kant il suo principale riferimento. Non è un caso che la parola “antropologia” sia comparsa per la prima volta nel titolo della sua ultima opera: Antropologia pragmatica. E si può dire che l’antropologia culturale avrebbe preso avvio dalla riflessione kantiana, pur distaccandosene significativamente in progressione di tempo, in quanto le dinamiche della realtà e le differenze colte su base etnografica nei differenti contesti geografici e sociali avevano sin da subito fatto mettere in discussione il principio kantiano della cultura come a priori della conoscenza, poggiante su assoluti universali che, come le categorie di tempo e spazio, definiscono le condizioni dell’esperienza umana e risultano invariabili nelle diverse società e nei diversi periodi storici. A meno che i modelli oggetto della sua riflessione non vogliano intendersi come modi storicamente e culturalmente elaborati per concepire il mondo e la vita, dal momento che gruppi umani e sociali diversi da quelli viventi nel contesto occidentale percepiscono il tempo e lo spazio secondo coordinate diverse dalle nostre. Ma qui andremmo oltre Kant e oltre il suo orizzonte temporale e rischieremmo di attribuirgli modalità del pensare propri dell’antropologia culturale contemporanea. In questo quadro, nel presente contributo si cercherà di affrontare il discorso su Kant e gli sviluppi dell’antropologia nella cultura contemporanea secondo due direzioni: 1. Il rapporto tra il filosofo di Königsberg e il tema del viaggio, un tema che ritorna spesso nei suoi ragionamenti pur non essendosi egli mai spostato oltre i confini della sua regione prussiana, in quanto egli poneva il viaggio, sia pure virtuale e surrogato dalla lettura di libri di viaggio, a fondamento dello sviluppo dell’antropologia: certo, sempre però considerandolo successivo alla conoscenza dell’uomo e degli uomini, acquisibile nel contesto della propria casa e nelle relazioni con i propri concittadini, per cui, come egli scriveva nella sua Antropologia pragmatica, una città come Königsberg «può essere presa come sede adatta per la conoscenza dell’uomo e per la conoscenza del mondo, la quale vi può essere acquistata anche senza viaggiare»; 2. La nozione di cosmopolitismo, che ha connessioni con il viaggio e che per Kant riguardava la visione di un’unica cultura sul piano mondiale la quale, in realtà, si identificava con la cultura di quello che, fino a qualche tempo fa, si definiva il “Primo mondo”. Tale nozione è stata indubbiamente utile per la riflessione antropologica contemporanea, ma essa ha assunto nuove e diverse traiettorie e ha finito con l’includere modi di sentirsi a proprio agio in contesti differenti dal proprio e rilevabili in esperienze culturali di società e popoli diversi da quelli identificabili con le élite occidentali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


