E’ noto come l’area degli stanziamenti greci abbia interessato l’intero bacino del Mediterraneo, disegnando una sorta di ellisse insediativa intorno alle sue acque e a quelle contigue del Mar Nero: il greco Ὀδυσσεύς, è il modello di riferimento del navigante esploratore in plaghe sconosciute e sempre alla scoperta di nuove rotte marittime. Come per l’eroe, la quotidiana avventura transmarina ne tempra l’ingegnosità, assicurandogli, giunto a destinazione i mezzzi di sussistenza, cosi i Greci della colonizzazione nella loro avventura verso l’Occidente si lasciano alle spalle il suolo, per gran parte arido ed impervio dell’area metropolitana della regione di provenienza (con l’evidente sproporzione tra la produzione delle risorse agricole e il tasso di incremento della popolazione), per rivolgersi ad un orizzonte florido e pieno di prospettive. Donde per le frange sociali più deboli, la necessità stringente dell’emigrazione e della fondazione di nuove città quali gemmazioni della Patria di origine, le quali per contraccolpo nel giro di una o più generazioni si vedono obbligate dalla nuova realtà sociale a trasformare le proprie strutture economiche, legate alla terra, in altre aperte al commercio e all’espansionismo di oltremare. Si tratta di fenomeni entrambi centrali per la storia della grecità arcaica e destinati a originare la grande spinta della colonizzazione mediterranea in Oriente e in Occidente, e di converso, come avvertì il pensiero storico classico, l’instaurazione in Patria di regimi tirannici spesso di segno rivoluzionario. Così fu per Sybaris, se davvero riposa nella demagogia di Tελίς la causa ultima della sua inevitabile disfatta.E’ stato dunque di notevole interesse ripercorrere in modo compiuto le tappe evolutive di una realtà coloniale tanto straordinaria, studiandone i fattori che più degli altri ne influenzarono la formazione: tra questi senz’altro l’incidenza dei più antichi codici di Leggi conosciuti dalla civiltà giuridica, quello di Zaleuco che nacque proprio in Locri Epizefiri; ma ancor di più è risultato interessante rivelare le interazioni ed i modelli diplomatici che permisero l’assimilazione dei Greci colonizzatori con le popolazioni autoctone già presenti nell’entroterra. Da una tale angolatura, il più delle volte, non parlerei neppure di stanziamenti con una reciproca continuità territoriale né di adozione di analoghe forme di coesistenza o di analoghi statuti di relazioni con le limitrofe popolazioni indigene. Laddove queste ultime furono culturalmente meno evolute, i nuovi venuti imposero una sudditanza economica e talvolta anche politica; laddove invece arrivarono col tempo ad organizzarsi in più o meno robuste compagini statali, prima o poi ne subirono la pressione che però non fu quasi mai aggressione o conquista ma dominanza verso non dominanza, per usare le parole di Marianne Maaskant Kleibrink a proposito di Timpone della Motta, meravigliosa geografia enotria dell’interland sibarita. D’altra parte lo stesso Erodoto non ha mancato di rilevare quella commistione, che non è per l’appunto dominanza, tra etnie diverse (μιξελλένες), riferendosi alla colonizzazione greca del Mar Nero. E’ lecito dunque pensare ai centri ellenizzati dell’interno (Timpone della Motta, Torre Mordillo, Trebisacce, Amendolara e Kossa, richiamata esplicitamente dalle fonti, Termitito, Pandosia) quali popoli (o città) che poggiano su ξυμμαχίαι organizzative, equilibri politici ed istituzioni talmente evoluti da essere considerati da Sybaris quali partners di relazioni diplomatiche se non addirittura membri di un’alleanza superstatale ed egemoniale. Il trattato di Olimpia, preziosissimo esempio delle più antiche forme di relazioni pubbliche tra Stati e popoli diversi, conforta pienamente il sunto dell’impostazione che ho voluto adottare nel libro. Ma vi è di più. Nella dialettica etnica tra i Greci delle provincie e le popolazioni indigene dell’area mediterranea interessata dalla colonizzazione, le interazioni di Sybaris con Timpone della Motta, cura costante di una mia peculiare attenzione scientifica da quando rivolsi al Colle di Athena lo scritto del mio esordio accademico, Enotri e Greci sul Timpone della Motta, ne rivelano un’ intimacorrispondenza (sociale ed istituzionale): come il Colle di Athena (già Dea del telaio) e di Kλεόμβροτος si nutrì del fasto del suo Impero, lasciandone tracce persino nel mito, allo stesso modo ne soffrì senza rimedio, quando nel vuoto gravitazionale della sua rovina, prese parte della stessa metafora, quella di chi si è spinto troppo in alto. In conclusione oltre i limiti della χώρα sibarita vera e propria, occorre figurarsi, affiancate o intersecate le une alle altre, aree di totale asservimento, entità come forse le città e i popoli di Strabone, dotate di qualche autonomia o sovranità limitata (esprimentesi in qualche caso con il diritto di battere moneta), sub colonie autentiche, popolate da veri coloni sibariti, terre, tribù e principati indigeni soggetti al semplice protettorato o all’influenza economica e diplomatica della capitale; insomma πόλεις greche e comunità indigene legate a Sybaris da alleanze e amicizie (in senso tecnico) alla pari.
Sybaris e gli Alleati. L’egemonia di Timpone della Motta nel trattato di Olimpia con i Serdàioi, con presentazione di Marianne Kleibrink
Giovanni Brandi Cordasco Salmena
2013-01-01
Abstract
E’ noto come l’area degli stanziamenti greci abbia interessato l’intero bacino del Mediterraneo, disegnando una sorta di ellisse insediativa intorno alle sue acque e a quelle contigue del Mar Nero: il greco Ὀδυσσεύς, è il modello di riferimento del navigante esploratore in plaghe sconosciute e sempre alla scoperta di nuove rotte marittime. Come per l’eroe, la quotidiana avventura transmarina ne tempra l’ingegnosità, assicurandogli, giunto a destinazione i mezzzi di sussistenza, cosi i Greci della colonizzazione nella loro avventura verso l’Occidente si lasciano alle spalle il suolo, per gran parte arido ed impervio dell’area metropolitana della regione di provenienza (con l’evidente sproporzione tra la produzione delle risorse agricole e il tasso di incremento della popolazione), per rivolgersi ad un orizzonte florido e pieno di prospettive. Donde per le frange sociali più deboli, la necessità stringente dell’emigrazione e della fondazione di nuove città quali gemmazioni della Patria di origine, le quali per contraccolpo nel giro di una o più generazioni si vedono obbligate dalla nuova realtà sociale a trasformare le proprie strutture economiche, legate alla terra, in altre aperte al commercio e all’espansionismo di oltremare. Si tratta di fenomeni entrambi centrali per la storia della grecità arcaica e destinati a originare la grande spinta della colonizzazione mediterranea in Oriente e in Occidente, e di converso, come avvertì il pensiero storico classico, l’instaurazione in Patria di regimi tirannici spesso di segno rivoluzionario. Così fu per Sybaris, se davvero riposa nella demagogia di Tελίς la causa ultima della sua inevitabile disfatta.E’ stato dunque di notevole interesse ripercorrere in modo compiuto le tappe evolutive di una realtà coloniale tanto straordinaria, studiandone i fattori che più degli altri ne influenzarono la formazione: tra questi senz’altro l’incidenza dei più antichi codici di Leggi conosciuti dalla civiltà giuridica, quello di Zaleuco che nacque proprio in Locri Epizefiri; ma ancor di più è risultato interessante rivelare le interazioni ed i modelli diplomatici che permisero l’assimilazione dei Greci colonizzatori con le popolazioni autoctone già presenti nell’entroterra. Da una tale angolatura, il più delle volte, non parlerei neppure di stanziamenti con una reciproca continuità territoriale né di adozione di analoghe forme di coesistenza o di analoghi statuti di relazioni con le limitrofe popolazioni indigene. Laddove queste ultime furono culturalmente meno evolute, i nuovi venuti imposero una sudditanza economica e talvolta anche politica; laddove invece arrivarono col tempo ad organizzarsi in più o meno robuste compagini statali, prima o poi ne subirono la pressione che però non fu quasi mai aggressione o conquista ma dominanza verso non dominanza, per usare le parole di Marianne Maaskant Kleibrink a proposito di Timpone della Motta, meravigliosa geografia enotria dell’interland sibarita. D’altra parte lo stesso Erodoto non ha mancato di rilevare quella commistione, che non è per l’appunto dominanza, tra etnie diverse (μιξελλένες), riferendosi alla colonizzazione greca del Mar Nero. E’ lecito dunque pensare ai centri ellenizzati dell’interno (Timpone della Motta, Torre Mordillo, Trebisacce, Amendolara e Kossa, richiamata esplicitamente dalle fonti, Termitito, Pandosia) quali popoli (o città) che poggiano su ξυμμαχίαι organizzative, equilibri politici ed istituzioni talmente evoluti da essere considerati da Sybaris quali partners di relazioni diplomatiche se non addirittura membri di un’alleanza superstatale ed egemoniale. Il trattato di Olimpia, preziosissimo esempio delle più antiche forme di relazioni pubbliche tra Stati e popoli diversi, conforta pienamente il sunto dell’impostazione che ho voluto adottare nel libro. Ma vi è di più. Nella dialettica etnica tra i Greci delle provincie e le popolazioni indigene dell’area mediterranea interessata dalla colonizzazione, le interazioni di Sybaris con Timpone della Motta, cura costante di una mia peculiare attenzione scientifica da quando rivolsi al Colle di Athena lo scritto del mio esordio accademico, Enotri e Greci sul Timpone della Motta, ne rivelano un’ intimacorrispondenza (sociale ed istituzionale): come il Colle di Athena (già Dea del telaio) e di Kλεόμβροτος si nutrì del fasto del suo Impero, lasciandone tracce persino nel mito, allo stesso modo ne soffrì senza rimedio, quando nel vuoto gravitazionale della sua rovina, prese parte della stessa metafora, quella di chi si è spinto troppo in alto. In conclusione oltre i limiti della χώρα sibarita vera e propria, occorre figurarsi, affiancate o intersecate le une alle altre, aree di totale asservimento, entità come forse le città e i popoli di Strabone, dotate di qualche autonomia o sovranità limitata (esprimentesi in qualche caso con il diritto di battere moneta), sub colonie autentiche, popolate da veri coloni sibariti, terre, tribù e principati indigeni soggetti al semplice protettorato o all’influenza economica e diplomatica della capitale; insomma πόλεις greche e comunità indigene legate a Sybaris da alleanze e amicizie (in senso tecnico) alla pari.| File | Dimensione | Formato | |
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