Non ho voluto aderire alle posizioni consuete della dottrina, ritenendo ingiustamente superata l’impostazione di Biondo Biondi circa la configurazione, già nelle XII Tavole, dell’abbandono nossale come un’espressione, effettivamente reale, dell’antica vendetta privata. Grazie al conforto di fonti ancora poco vagliate, la Tabula Heracleensis, il fragmentum Atestinum, le Tabulae Irnitanae, le Tabule ceratae di Murecine ed alle aperture più recenti degli studiosi circa la capacità dei sottoposti (filius familias e servus) di obbligarsi in qualche modo, è possibile giungere all’ipotesi che sia il filius che lo schiavo, nel compiere un atto illecito, poterono rimanere obbligati civiliter ex delicto. La conseguenza è una responsabilità personale, strutturandosi l’actio noxalis come una vindicatio del colpevole. In pratica, le più antiche ragioni autosatisfattorie si sono trasformate in epoca storica, a partire dai decemviri, in un’azione giudiziaria vera e propria creata nell’interesse dell’attore (vittima dell’illecito): al convenuto non è rimasta che la possibilità della defensio. Il pater o dominus non sarà stato condannato sulla base di una responsabilità diretta verso il danneggiato ma in ragione ed in funzione del rapporto potestativo con il sottoposto. Il capofamiglia, quando vorrà assumersi le conseguenze dell’atto illecito perpetrato dal sottoposto colpevole, interverrà nel giudizio e se soccombente pagherà una somma di denaro (così come potrebbe fare il filius colpevole una volta liberato dalla patria potestas o lo schiavo una volta manomesso); viceversa quando non vorrà risponderne, interverrà nel giudizio solo per invocare il più arcaico sistema della vendetta e compiere la noxae deditio. Proseguendo per questa via non può parlarsi di condanna nossale e non sono nossali tutte le azioni accordate alla parte offesa, qualora il danno sia stato causato da un animale. Solo il diritto giustinianeo ha operato una generale assimilazione tra i delitti commessi dai sottoposti e i danni causati dagli animali ma ciò sul fondamento di concetti, funzioni e modelli assolutamente differenti rispetto al loro carattere originario, a partire, da quello decemvirale. L’actio de pauperie ed i mezzi che ne richiamano la disciplina, si fondano sul dominium del padrone; l’actio noxalis, invece, nasce da un delitto e mantiene la forma di una vindicatio sul colpevole. Un’equiparazione tra le sanzioni (a volte addirittura gravissime) previste per il danno dell’animale e quelle previste dalla normale procedura nossale è solamente esteriore, accolta dai compilatori nella prospettiva di un diverso significato della noxa (ormai solo corpus quod nocuit) riferibile sia all’atto illecito del sottoposto che al danno dell’animale [...].

Nossalità, falsa nossalità e magia negli illeciti agricoli e pastorali dalla codificazione decemvirale al primo principato, con note di lettura di Anna Pasqulini e Malina Novkirishka Stoyanova

Giovanni Brandi Cordasco Salmena
2023-01-01

Abstract

Non ho voluto aderire alle posizioni consuete della dottrina, ritenendo ingiustamente superata l’impostazione di Biondo Biondi circa la configurazione, già nelle XII Tavole, dell’abbandono nossale come un’espressione, effettivamente reale, dell’antica vendetta privata. Grazie al conforto di fonti ancora poco vagliate, la Tabula Heracleensis, il fragmentum Atestinum, le Tabulae Irnitanae, le Tabule ceratae di Murecine ed alle aperture più recenti degli studiosi circa la capacità dei sottoposti (filius familias e servus) di obbligarsi in qualche modo, è possibile giungere all’ipotesi che sia il filius che lo schiavo, nel compiere un atto illecito, poterono rimanere obbligati civiliter ex delicto. La conseguenza è una responsabilità personale, strutturandosi l’actio noxalis come una vindicatio del colpevole. In pratica, le più antiche ragioni autosatisfattorie si sono trasformate in epoca storica, a partire dai decemviri, in un’azione giudiziaria vera e propria creata nell’interesse dell’attore (vittima dell’illecito): al convenuto non è rimasta che la possibilità della defensio. Il pater o dominus non sarà stato condannato sulla base di una responsabilità diretta verso il danneggiato ma in ragione ed in funzione del rapporto potestativo con il sottoposto. Il capofamiglia, quando vorrà assumersi le conseguenze dell’atto illecito perpetrato dal sottoposto colpevole, interverrà nel giudizio e se soccombente pagherà una somma di denaro (così come potrebbe fare il filius colpevole una volta liberato dalla patria potestas o lo schiavo una volta manomesso); viceversa quando non vorrà risponderne, interverrà nel giudizio solo per invocare il più arcaico sistema della vendetta e compiere la noxae deditio. Proseguendo per questa via non può parlarsi di condanna nossale e non sono nossali tutte le azioni accordate alla parte offesa, qualora il danno sia stato causato da un animale. Solo il diritto giustinianeo ha operato una generale assimilazione tra i delitti commessi dai sottoposti e i danni causati dagli animali ma ciò sul fondamento di concetti, funzioni e modelli assolutamente differenti rispetto al loro carattere originario, a partire, da quello decemvirale. L’actio de pauperie ed i mezzi che ne richiamano la disciplina, si fondano sul dominium del padrone; l’actio noxalis, invece, nasce da un delitto e mantiene la forma di una vindicatio sul colpevole. Un’equiparazione tra le sanzioni (a volte addirittura gravissime) previste per il danno dell’animale e quelle previste dalla normale procedura nossale è solamente esteriore, accolta dai compilatori nella prospettiva di un diverso significato della noxa (ormai solo corpus quod nocuit) riferibile sia all’atto illecito del sottoposto che al danno dell’animale [...].
2023
9788891328465
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