L’intenzione in questa scrittura è ritornare a ragionare sul progetto urbanistico visto negli aggiornamenti della nozione di paesaggio, osservando alcune esperienze di pianificazione paesaggistica in cui si ha avuto modo di operare da practitioner. Lo scopo è quello di sostenere quanto il progetto urbanistico e il progetto di paesaggio costituiscano una condizione fertile per il dibattito disciplinare, cosa chiediamo noi urbanisti al paesaggio e al suo progetto perché aiuti a riflettere sullo spazio della città e del territorio che vorremmo, perché sia rappresentativo della cultura del nostro tempo e delle sue inquietudini (Mininni 2013). È da tempo ormai che il progetto ha cambiato i suoi presupposti di certezza e necessità, incapace di arginare egoismi e sopraffazioni, rinunciando alla pretesa di migliorare la società, le economie agendo nella potenza della configurazione dello spazio (Bianchetti 2023). È definitivamente alle spalle la gloriosa stagione in cui l’urbanistica si caricava di utopie e di responsabilità assicurando giustizia e restituendo dignità del vivere. In questo sfondo, il progetto di paesaggio potrebbe provare a porre rimedio a questo disagio, formulando nuove proposte per lo spazio aperto, come ha provato a fare per la città, aggiornando i suoi paradigmi, questa volta assumendosi il compito di affrontare la rottura praticata dall’Antropocene, la separazione tra umano e non umano, andando oltre le categorie in cui fino ad esso ha esplorato lo spazio.

Nuove sfide del progetto di paesaggio,

Mininni Mariavaleria
2025-01-01

Abstract

L’intenzione in questa scrittura è ritornare a ragionare sul progetto urbanistico visto negli aggiornamenti della nozione di paesaggio, osservando alcune esperienze di pianificazione paesaggistica in cui si ha avuto modo di operare da practitioner. Lo scopo è quello di sostenere quanto il progetto urbanistico e il progetto di paesaggio costituiscano una condizione fertile per il dibattito disciplinare, cosa chiediamo noi urbanisti al paesaggio e al suo progetto perché aiuti a riflettere sullo spazio della città e del territorio che vorremmo, perché sia rappresentativo della cultura del nostro tempo e delle sue inquietudini (Mininni 2013). È da tempo ormai che il progetto ha cambiato i suoi presupposti di certezza e necessità, incapace di arginare egoismi e sopraffazioni, rinunciando alla pretesa di migliorare la società, le economie agendo nella potenza della configurazione dello spazio (Bianchetti 2023). È definitivamente alle spalle la gloriosa stagione in cui l’urbanistica si caricava di utopie e di responsabilità assicurando giustizia e restituendo dignità del vivere. In questo sfondo, il progetto di paesaggio potrebbe provare a porre rimedio a questo disagio, formulando nuove proposte per lo spazio aperto, come ha provato a fare per la città, aggiornando i suoi paradigmi, questa volta assumendosi il compito di affrontare la rottura praticata dall’Antropocene, la separazione tra umano e non umano, andando oltre le categorie in cui fino ad esso ha esplorato lo spazio.
2025
978-88-229-2516-9
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