Il contributo propone La città di Dáphnē come dispositivo teorico e progettuale attraverso cui interrogare criticamente la polis contemporanea a partire da tre dimensioni interrelate: il mito come dispositivo epistemico, la metamorfosi come processo generativo e la soglia come configurazione spaziale e concettuale. Muovendo dalla figura mitologica di Dafne, la ricerca esplora lo spazio liminale tra architettura e natura, permanenza e trasformazione, assumendo la metamorfosi come categoria interpretativa capace di ripensare le relazioni tra umano e non umano, costruito e organico, progetto e processo. Il mito viene interpretato come struttura cognitiva densa e sovversiva, in grado di attivare letture plurali della realtà e di mettere in discussione gerarchie e opposizioni consolidate. In questa prospettiva, la trasformazione di Dafne in alloro non rappresenta un annullamento dell’identità, ma una continuità differente, una riconfigurazione relazionale tra forme di vita e materie eterogenee. La metamorfosi diviene così paradigma operativo per leggere la città come organismo aperto, instabile e interdipendente. Il contributo introduce inoltre il concetto di soglia o “terzo spazio” come ambito di ibridazione e possibilità, all’interno del quale la polis contemporanea può essere reinterpretata come ecosistema resiliente e multispecie. In opposizione al paradigma estrattivo e antropocentrico incarnato dalla città di Fetonte, Dáphnē emerge come figura generativa attraverso cui immaginare pratiche di coesistenza interspecifica, adattamento ecologico e trasformazione continua. La città di Dáphnē si configura infine come una traiettoria critica ed etica che restituisce all’architettura il ruolo di pratica politica ed ecologica capace di accompagnare i mutamenti contemporanei e di costruire scenari alternativi per il futuro della polis
Dodicesimo Forum ProArch Il progetto al centro | Forme, ruolo e comunicazione del progetto di architettura per la trasformazione dei luoghi
Rizzi C.
2025-01-01
Abstract
Il contributo propone La città di Dáphnē come dispositivo teorico e progettuale attraverso cui interrogare criticamente la polis contemporanea a partire da tre dimensioni interrelate: il mito come dispositivo epistemico, la metamorfosi come processo generativo e la soglia come configurazione spaziale e concettuale. Muovendo dalla figura mitologica di Dafne, la ricerca esplora lo spazio liminale tra architettura e natura, permanenza e trasformazione, assumendo la metamorfosi come categoria interpretativa capace di ripensare le relazioni tra umano e non umano, costruito e organico, progetto e processo. Il mito viene interpretato come struttura cognitiva densa e sovversiva, in grado di attivare letture plurali della realtà e di mettere in discussione gerarchie e opposizioni consolidate. In questa prospettiva, la trasformazione di Dafne in alloro non rappresenta un annullamento dell’identità, ma una continuità differente, una riconfigurazione relazionale tra forme di vita e materie eterogenee. La metamorfosi diviene così paradigma operativo per leggere la città come organismo aperto, instabile e interdipendente. Il contributo introduce inoltre il concetto di soglia o “terzo spazio” come ambito di ibridazione e possibilità, all’interno del quale la polis contemporanea può essere reinterpretata come ecosistema resiliente e multispecie. In opposizione al paradigma estrattivo e antropocentrico incarnato dalla città di Fetonte, Dáphnē emerge come figura generativa attraverso cui immaginare pratiche di coesistenza interspecifica, adattamento ecologico e trasformazione continua. La città di Dáphnē si configura infine come una traiettoria critica ed etica che restituisce all’architettura il ruolo di pratica politica ed ecologica capace di accompagnare i mutamenti contemporanei e di costruire scenari alternativi per il futuro della polisI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


