Il contributo propone una rilettura critica delle strategie di adattamento climatico attraverso il paradigma delle “ecologie della metamorfosi”, interpretando la progettazione più-che-umana come dispositivo capace di integrare trasformazione ambientale, riorganizzazione epistemica e pratiche progettuali transdisciplinari. A partire dalla ricerca ReKAP Coast sui territori costieri del crotonese, il saggio affronta gli effetti della crisi climatica — innalzamento del livello del mare, erosione, eventi estremi e vulnerabilità sistemiche — evidenziando come tali fenomeni mettano in discussione i tradizionali modelli di pianificazione urbana e territoriale. In questo scenario, il progetto viene inteso come processo dinamico di riconfigurazione delle relazioni tra sistemi ecologici, infrastrutture, comunità umane e specie non umane. Attraverso riferimenti teorici a Donna Haraway, Bruno Latour ed Emanuele Coccia, la metamorfosi viene assunta come categoria interpretativa e operativa capace di descrivere la coevoluzione tra ambiente, conoscenza e forme insediative. Il contributo individua tre livelli interdipendenti della trasformazione — ecosistemico, epistemico e progettuale — che consentono di leggere l’adattamento climatico come processo sistemico multilivello. In tale prospettiva, i protocolli adattivi, i dimostratori progettuali e le pratiche phygital sviluppate nell’ambito di ReKAP Coast diventano strumenti per sperimentare nuove configurazioni spaziali fondate su multifunzionalità, continuità ecologica, resilienza e coesistenza multispecie. La progettazione più-che-umana emerge così come un approccio capace di superare l’antropocentrismo tradizionale e di ridefinire il progetto urbano e territoriale come infrastruttura relazionale e vivente, orientata alla costruzione di nuovi equilibri ecologici e sociali in condizioni di instabilità climatica.

Ecologie della metamorfosi. La progettazione più che umana: clima, adattamento e pratiche di progetto transdisciplinari

Rizzi C.
2026-01-01

Abstract

Il contributo propone una rilettura critica delle strategie di adattamento climatico attraverso il paradigma delle “ecologie della metamorfosi”, interpretando la progettazione più-che-umana come dispositivo capace di integrare trasformazione ambientale, riorganizzazione epistemica e pratiche progettuali transdisciplinari. A partire dalla ricerca ReKAP Coast sui territori costieri del crotonese, il saggio affronta gli effetti della crisi climatica — innalzamento del livello del mare, erosione, eventi estremi e vulnerabilità sistemiche — evidenziando come tali fenomeni mettano in discussione i tradizionali modelli di pianificazione urbana e territoriale. In questo scenario, il progetto viene inteso come processo dinamico di riconfigurazione delle relazioni tra sistemi ecologici, infrastrutture, comunità umane e specie non umane. Attraverso riferimenti teorici a Donna Haraway, Bruno Latour ed Emanuele Coccia, la metamorfosi viene assunta come categoria interpretativa e operativa capace di descrivere la coevoluzione tra ambiente, conoscenza e forme insediative. Il contributo individua tre livelli interdipendenti della trasformazione — ecosistemico, epistemico e progettuale — che consentono di leggere l’adattamento climatico come processo sistemico multilivello. In tale prospettiva, i protocolli adattivi, i dimostratori progettuali e le pratiche phygital sviluppate nell’ambito di ReKAP Coast diventano strumenti per sperimentare nuove configurazioni spaziali fondate su multifunzionalità, continuità ecologica, resilienza e coesistenza multispecie. La progettazione più-che-umana emerge così come un approccio capace di superare l’antropocentrismo tradizionale e di ridefinire il progetto urbano e territoriale come infrastruttura relazionale e vivente, orientata alla costruzione di nuovi equilibri ecologici e sociali in condizioni di instabilità climatica.
2026
979-12-218-2595-4
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