L’articolo propone una rilettura critica della Matera moderna come possibile laboratorio per la transizione ecologica e multispecie contemporanea. Superando una visione nostalgica o marginale dei quartieri del risanamento costruiti tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il contributo individua nei rioni Lanera, Spine Bianche e Serra Venerdì dispositivi spaziali, sociali e morfologici capaci di rispondere alle sfide poste dal cambiamento climatico e dalla crisi ecologica contemporanea. Attraverso il riferimento teorico al concetto di Chthulucene elaborato da Donna Haraway, la città viene interpretata come ecosistema interspecifico e l’architettura come infrastruttura adattiva orientata alla coesistenza tra umano e non umano. In questo quadro, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) e la progettazione biofila costituiscono strumenti operativi per ridefinire i quartieri moderni come spazi di resilienza trasformativa. Il saggio mette in relazione le teorie della biofilia di Wilson e Kellert con le caratteristiche morfologiche e relazionali della Matera moderna, evidenziando il potenziale dei suoi spazi aperti, della porosità urbana e delle pratiche collaborative già attive sul territorio. Il concetto di rifugio climatico viene così esteso alla dimensione interspecifica, trasformando lo spazio urbano da infrastruttura tecnica a infrastruttura vivente. La Matera moderna emerge quindi come terreno progettuale privilegiato per sperimentare forme di abitabilità ecocentrica, pratiche di rigenerazione socio-ecologica e nuovi modelli di convivenza multispecie.
Matera tra moderno e contemporaneo: un laboratorio per lo Chthulucene
Rizzi C.
2025-01-01
Abstract
L’articolo propone una rilettura critica della Matera moderna come possibile laboratorio per la transizione ecologica e multispecie contemporanea. Superando una visione nostalgica o marginale dei quartieri del risanamento costruiti tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il contributo individua nei rioni Lanera, Spine Bianche e Serra Venerdì dispositivi spaziali, sociali e morfologici capaci di rispondere alle sfide poste dal cambiamento climatico e dalla crisi ecologica contemporanea. Attraverso il riferimento teorico al concetto di Chthulucene elaborato da Donna Haraway, la città viene interpretata come ecosistema interspecifico e l’architettura come infrastruttura adattiva orientata alla coesistenza tra umano e non umano. In questo quadro, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) e la progettazione biofila costituiscono strumenti operativi per ridefinire i quartieri moderni come spazi di resilienza trasformativa. Il saggio mette in relazione le teorie della biofilia di Wilson e Kellert con le caratteristiche morfologiche e relazionali della Matera moderna, evidenziando il potenziale dei suoi spazi aperti, della porosità urbana e delle pratiche collaborative già attive sul territorio. Il concetto di rifugio climatico viene così esteso alla dimensione interspecifica, trasformando lo spazio urbano da infrastruttura tecnica a infrastruttura vivente. La Matera moderna emerge quindi come terreno progettuale privilegiato per sperimentare forme di abitabilità ecocentrica, pratiche di rigenerazione socio-ecologica e nuovi modelli di convivenza multispecie.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


