Pirandello's relationship with the great newspaper is certainly illustrative of the conflicted relationship he had with the daily press: "all journalists, all so-called literati," he says, "are ravenous dogs to whom it is enough to throw a piece of bread in their mouths to make them shut up and have them slaves! Unmindful of the needs of the mass audience and reticent to meet the demands of the principals and to align himself with communicative meanstreaming, Pirandello began to collaborate, not without difficulty, with the "Corriere della sera" from Oct. 4, 1909 (the date of publication of the first novella Mondo di carta). He prefers the short story - a genre more suitable for literary disposal and able to ensure immediate earnings - but he is from the very beginning resolute in vigorously defending his originality as a countercurrent writer, moreover intent on 'educating' the reader by not propounding to him sweetened products. Not for nothing, the bond that the 'novelist' established with the authoritative Milanese paper - a modern newspaper with a high circulation (300,000 copies) intended for a vast and varied public - was characterized, at least in the beginning, by conflict and disagreement over the constant caesuras/censures imposed by the editorial staff, unwilling to accept the provocative nature of certain novels, sometimes returned to sender as they were conceived for 'attentive' and not 'inattentive' readers, like those favored by the newspaper. The Great War, then, pushed the writing away.

Il rapporto di Pirandello con la grande testata milanese è di certo esemplificativo della relazione conflittuale che egli ebbe con la stampa quotidiana: «tutti i giornalisti, tutti i così detti letterati – dice – sono cani famelici a cui basta buttare in bocca un tozzo di pane per farli star zitti e averli schiavi!». Poco accorto alle esigenze del grande pubblico di massa e reticente a soddisfare le richieste dei committenti e ad allinearsi al meanstreaming comunicativo, Pirandello inizia a collaborare, non senza difficoltà, al “Corriere della sera” a partire dal 4 ottobre del 1909 (data di pubblicazione della prima novella Mondo di carta). Predilige la short story – genere più adeguato allo smercio letterario e in grado di assicurare immediati guadagni – ma è fin da subito risoluto a difendere con forza la propria originalità di scrittore controcorrente, oltretutto intenzionato a ‘educare’ il lettore non propinandogli prodotti edulcorati. Non per nulla, il legame che il «novellista» instaura con l’autorevole foglio milanese – giornale moderno dalle alte tirature (300.000 copie) destinato a un vasto e variegato pubblico – è caratterizzato, almeno agli inizi, da conflittualità e dissapori per le continue cesure/censure imposte dalla redazione, poco propensa ad accettare la provocatorietà di certe novelle, talvolta rinviate al mittente in quanto concepite per lettori «attenti» e non «disattenti», come quelli prediletti dal quotidiano. La Grande Guerra, poi, allontana lo scrittore dal foglio di Albertini, dichiaratamente filo interventista e poco in sintonia con l’idea pirandelliana del conflitto inteso come «pasto delle macchine impazzite» che ingoiano la vita degli uomini per ragioni di lucro. Solo negli anni Venti – ma con un ritmo più rado – il narratore ritorna al “Corriere”, sebbene il teatro, nel frattempo, abbia già preso il sopravvento. Proprio nella veste di drammaturgo famoso e con toni diversi dettati appunto dall’autorevolezza della fama raggiunta, Pirandello riesce finalmente a imporsi sulle colonne dei giornali e utilizza il prestigioso foglio lombardo per diffondere e comunicare al mondo il suo successo planetario.

Pirandello e il «Corriere della sera»

Carla Pisani
2024-01-01

Abstract

Pirandello's relationship with the great newspaper is certainly illustrative of the conflicted relationship he had with the daily press: "all journalists, all so-called literati," he says, "are ravenous dogs to whom it is enough to throw a piece of bread in their mouths to make them shut up and have them slaves! Unmindful of the needs of the mass audience and reticent to meet the demands of the principals and to align himself with communicative meanstreaming, Pirandello began to collaborate, not without difficulty, with the "Corriere della sera" from Oct. 4, 1909 (the date of publication of the first novella Mondo di carta). He prefers the short story - a genre more suitable for literary disposal and able to ensure immediate earnings - but he is from the very beginning resolute in vigorously defending his originality as a countercurrent writer, moreover intent on 'educating' the reader by not propounding to him sweetened products. Not for nothing, the bond that the 'novelist' established with the authoritative Milanese paper - a modern newspaper with a high circulation (300,000 copies) intended for a vast and varied public - was characterized, at least in the beginning, by conflict and disagreement over the constant caesuras/censures imposed by the editorial staff, unwilling to accept the provocative nature of certain novels, sometimes returned to sender as they were conceived for 'attentive' and not 'inattentive' readers, like those favored by the newspaper. The Great War, then, pushed the writing away.
2024
9788829023936
Il rapporto di Pirandello con la grande testata milanese è di certo esemplificativo della relazione conflittuale che egli ebbe con la stampa quotidiana: «tutti i giornalisti, tutti i così detti letterati – dice – sono cani famelici a cui basta buttare in bocca un tozzo di pane per farli star zitti e averli schiavi!». Poco accorto alle esigenze del grande pubblico di massa e reticente a soddisfare le richieste dei committenti e ad allinearsi al meanstreaming comunicativo, Pirandello inizia a collaborare, non senza difficoltà, al “Corriere della sera” a partire dal 4 ottobre del 1909 (data di pubblicazione della prima novella Mondo di carta). Predilige la short story – genere più adeguato allo smercio letterario e in grado di assicurare immediati guadagni – ma è fin da subito risoluto a difendere con forza la propria originalità di scrittore controcorrente, oltretutto intenzionato a ‘educare’ il lettore non propinandogli prodotti edulcorati. Non per nulla, il legame che il «novellista» instaura con l’autorevole foglio milanese – giornale moderno dalle alte tirature (300.000 copie) destinato a un vasto e variegato pubblico – è caratterizzato, almeno agli inizi, da conflittualità e dissapori per le continue cesure/censure imposte dalla redazione, poco propensa ad accettare la provocatorietà di certe novelle, talvolta rinviate al mittente in quanto concepite per lettori «attenti» e non «disattenti», come quelli prediletti dal quotidiano. La Grande Guerra, poi, allontana lo scrittore dal foglio di Albertini, dichiaratamente filo interventista e poco in sintonia con l’idea pirandelliana del conflitto inteso come «pasto delle macchine impazzite» che ingoiano la vita degli uomini per ragioni di lucro. Solo negli anni Venti – ma con un ritmo più rado – il narratore ritorna al “Corriere”, sebbene il teatro, nel frattempo, abbia già preso il sopravvento. Proprio nella veste di drammaturgo famoso e con toni diversi dettati appunto dall’autorevolezza della fama raggiunta, Pirandello riesce finalmente a imporsi sulle colonne dei giornali e utilizza il prestigioso foglio lombardo per diffondere e comunicare al mondo il suo successo planetario.
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