Questa ricerca ha l’obiettivo di comprendere alcune ragioni delle cause dei numerosi disastri che affliggono i patrimoni della nostra terra, indagando ed elaborando azioni progettuali sperimentali per visualizzare, attraverso il ri-disegno e diverse forme di rappresentazione, possibili strategie riabilitative dell’architettura. Una serie ordinata di indagini critiche, osservazioni sul campo, studi e progetti precedenti, hanno condotto a simulazioni urbane, fortemente radicate nei luoghi, per suggerire nuove conformazioni e composizioni di tipi edilizi e spazi pubblici per ri-abitare questo territorio fragile, una parte urbana limite del centro storico di Pomarico. Queste condizioni sono diffuse in molte aree interne della Basilicata, ed in particolare, il caso studio in cui una parte di edificato è crollata a seguito della frana del gennaio 2019, ne rappresenta un caso eclatante. La città dopo l’espansione edilizia del secondo dopoguerra, ha visto disgregarsi la storica conformazione anulare caratterizzata da una forma d’insediamento regolare, che si configurava con i caratteri del suolo. Alcune opere recenti realizzate dopo il terremoto del 1980 in contrasto con i principi di organicità tra costruzione e suolo, hanno scomposto, rompendolo, il rapporto tra ambiente naturale ed edificato, aggravando i problemi di instabilità del pendio, ed una irresponsabile disattenzione alle cause di un dissesto idrogeologico annunciato, hanno determinato il resto. La ricerca, come progetto in divenire, propone una strategia di rigenerazione e ricostruzione di questa parte storica della città, per indurre la Pubblica Amministrazione ad ipotizzare nuove forme di radicamento e resilienza, per sperimentare visioni urbane e ri-abitare questo luogo, restituendo ai cittadini spazi collettivi come slarghi, piccole piazze, mercati, teatri e spazi domestici dell’abitare.

Visioni per ri-abitare i patrimoni fragili: sperimentare architetture nello spazio pubblico e nel paesaggio

Marianna Calia
;
Antonio Conte
2022

Abstract

Questa ricerca ha l’obiettivo di comprendere alcune ragioni delle cause dei numerosi disastri che affliggono i patrimoni della nostra terra, indagando ed elaborando azioni progettuali sperimentali per visualizzare, attraverso il ri-disegno e diverse forme di rappresentazione, possibili strategie riabilitative dell’architettura. Una serie ordinata di indagini critiche, osservazioni sul campo, studi e progetti precedenti, hanno condotto a simulazioni urbane, fortemente radicate nei luoghi, per suggerire nuove conformazioni e composizioni di tipi edilizi e spazi pubblici per ri-abitare questo territorio fragile, una parte urbana limite del centro storico di Pomarico. Queste condizioni sono diffuse in molte aree interne della Basilicata, ed in particolare, il caso studio in cui una parte di edificato è crollata a seguito della frana del gennaio 2019, ne rappresenta un caso eclatante. La città dopo l’espansione edilizia del secondo dopoguerra, ha visto disgregarsi la storica conformazione anulare caratterizzata da una forma d’insediamento regolare, che si configurava con i caratteri del suolo. Alcune opere recenti realizzate dopo il terremoto del 1980 in contrasto con i principi di organicità tra costruzione e suolo, hanno scomposto, rompendolo, il rapporto tra ambiente naturale ed edificato, aggravando i problemi di instabilità del pendio, ed una irresponsabile disattenzione alle cause di un dissesto idrogeologico annunciato, hanno determinato il resto. La ricerca, come progetto in divenire, propone una strategia di rigenerazione e ricostruzione di questa parte storica della città, per indurre la Pubblica Amministrazione ad ipotizzare nuove forme di radicamento e resilienza, per sperimentare visioni urbane e ri-abitare questo luogo, restituendo ai cittadini spazi collettivi come slarghi, piccole piazze, mercati, teatri e spazi domestici dell’abitare.
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