L’Occhiale di Tommaso Stigliani (Venezia, Carampello, 1627) segna, com’è noto, l’avvio della polemica contro l’Adone. L’autore mette in luce la noia e il fastidio provocati dall’ampiezza, dall’ampollosità e dal dettato mal riuscito di quello che fin dalle prime pagine è definito un «confettato componimento». La metafora dell’occhiale, come già il titolo prefigura, riveste un ruolo centrale; da oggetto indispensabile per una lettura scorrevole, esso diviene cifra simbolica dello scandaglio rigoroso e minuzioso di un testo passato in rassegna alla luce dei più severi canoni aristotelici. Concettualmente connesso alla precisione analitica e al potere amplificante del mezzo-occhiale, il giudizio del critico si esprime con un linguaggio e delle metafore di dirompente espressività: l’opera è, infatti, un «morto mascherato da vivo», avente un’anima «posticcia e straniera» e una struttura solo superficialmente sostenuta da «puntelli» e «forcine». Il contributo mira ad analizzare i dispositivi testuali messi in atto per esprimere l’idea di una lettura ‘esperta’ del critico e si sofferma sulle modalità espressive connesse a un argomento centrale della stroncatura del poema mariniano, ossia la difficoltà di lettura e memorizzazione del testo.

«Col mezzo d’un buon occhiale»: Tommaso Stigliani lettore e critico dell’Adone

Cristina Acucella
2021

Abstract

L’Occhiale di Tommaso Stigliani (Venezia, Carampello, 1627) segna, com’è noto, l’avvio della polemica contro l’Adone. L’autore mette in luce la noia e il fastidio provocati dall’ampiezza, dall’ampollosità e dal dettato mal riuscito di quello che fin dalle prime pagine è definito un «confettato componimento». La metafora dell’occhiale, come già il titolo prefigura, riveste un ruolo centrale; da oggetto indispensabile per una lettura scorrevole, esso diviene cifra simbolica dello scandaglio rigoroso e minuzioso di un testo passato in rassegna alla luce dei più severi canoni aristotelici. Concettualmente connesso alla precisione analitica e al potere amplificante del mezzo-occhiale, il giudizio del critico si esprime con un linguaggio e delle metafore di dirompente espressività: l’opera è, infatti, un «morto mascherato da vivo», avente un’anima «posticcia e straniera» e una struttura solo superficialmente sostenuta da «puntelli» e «forcine». Il contributo mira ad analizzare i dispositivi testuali messi in atto per esprimere l’idea di una lettura ‘esperta’ del critico e si sofferma sulle modalità espressive connesse a un argomento centrale della stroncatura del poema mariniano, ossia la difficoltà di lettura e memorizzazione del testo.
978-88-907905-7-7
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