L’olivo rappresenta una delle specie coltivate più diffuse nel mondo (9,8 milioni di ha, per un totale di circa 1 miliardo e 200 milioni di alberi). Di recente il ritrovato interesse per l’olio d’oliva come alimento dall’elevato valore nutrizionale e salutistico ha determinato l’espansione della coltura anche in aree di non tipica coltivazione (Sud Africa, Nuova Zelanda, Australia, Cile). A fronte di una così ampia diffusione non vi sono informazioni in merito al contributo di questa coltura alla mitigazione dell’effetto serra tramite il “sequestro”, all’interno della sua biomassa, della CO2 atmosferica. La presente indagine ha avuto l’obiettivo di valutare il ruolo di “sink” di carbonio dell’oliveto. A tale scopo la CO2 atmosferica fissata ed il suo tasso di accumulo sono stati calcolati come incremento di sostanza secca misurato, a fine stagione vegetativa, in olivi in fase di allevamento. Misure analoghe sono state effettuate su olivi maturi al fine di correlare la quantità di CO2 fissata con l’età delle piante. Nei giovani olivi la maggior parte della CO2 fissata viene accumulata nel legno e, dunque, è destinata a risiedere nell’ecosistema per molto tempo; la rimanente parte è allocata negli organi a vita breve quali foglie e frutti. Grande importanza assume la gestione del materiale di potatura soprattutto negli oliveti maturi. Questo, se trinciato in campo, può apportare al suolo (di concerto con le foglie senescenti cadute) notevoli quantità di carbonio organico che si fissa per lungo tempo in forma di sostanze umiche. I risultati conseguiti sottolineano il ruolo di “carbon sink” dell’oliveto soprattutto nella fase giovanile del ciclo vitale della pianta quando essa forma le sue strutture permanenti. L’uso di tecniche colturali ecocompatibili (riduzione degli inputs esterni, rilascio in campo dei residui di potatura, uso di compost, inerbimento, fertirrigazione) potrebbe potenziare ulteriormente la capacità di “sequestro” della CO2 atmosferica del sistema oliveto nel suo complesso.

Il contributo della olivicoltura alla mitigazione dell’effetto serra: uno studio del carbonio dall’atmosfera alla pianta di olivo.

PALESE, Assunta Maria;SOFO, Adriano;XILOYANNIS, Cristos
2003-01-01

Abstract

L’olivo rappresenta una delle specie coltivate più diffuse nel mondo (9,8 milioni di ha, per un totale di circa 1 miliardo e 200 milioni di alberi). Di recente il ritrovato interesse per l’olio d’oliva come alimento dall’elevato valore nutrizionale e salutistico ha determinato l’espansione della coltura anche in aree di non tipica coltivazione (Sud Africa, Nuova Zelanda, Australia, Cile). A fronte di una così ampia diffusione non vi sono informazioni in merito al contributo di questa coltura alla mitigazione dell’effetto serra tramite il “sequestro”, all’interno della sua biomassa, della CO2 atmosferica. La presente indagine ha avuto l’obiettivo di valutare il ruolo di “sink” di carbonio dell’oliveto. A tale scopo la CO2 atmosferica fissata ed il suo tasso di accumulo sono stati calcolati come incremento di sostanza secca misurato, a fine stagione vegetativa, in olivi in fase di allevamento. Misure analoghe sono state effettuate su olivi maturi al fine di correlare la quantità di CO2 fissata con l’età delle piante. Nei giovani olivi la maggior parte della CO2 fissata viene accumulata nel legno e, dunque, è destinata a risiedere nell’ecosistema per molto tempo; la rimanente parte è allocata negli organi a vita breve quali foglie e frutti. Grande importanza assume la gestione del materiale di potatura soprattutto negli oliveti maturi. Questo, se trinciato in campo, può apportare al suolo (di concerto con le foglie senescenti cadute) notevoli quantità di carbonio organico che si fissa per lungo tempo in forma di sostanze umiche. I risultati conseguiti sottolineano il ruolo di “carbon sink” dell’oliveto soprattutto nella fase giovanile del ciclo vitale della pianta quando essa forma le sue strutture permanenti. L’uso di tecniche colturali ecocompatibili (riduzione degli inputs esterni, rilascio in campo dei residui di potatura, uso di compost, inerbimento, fertirrigazione) potrebbe potenziare ulteriormente la capacità di “sequestro” della CO2 atmosferica del sistema oliveto nel suo complesso.
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